Finanziare solo chi fa bene

La raccolta fondi, lo sappiamo, è un’attività che sempre più sta adottando metodi e tecniche e si fonda su elementi emozionali oltre che razionali capaci di catturare il donatore e fidelizzarlo nel tempo sulla causa benefica promossa. Ma sappiamo anche che il fundraising non è solo questo, è anche strategie, è tecnicalità applicate a tutto il processo di pianificazione-realizzazione-valutazione della raccolta fondi.

Ora, se tali acquisizioni rappresentano a nostro avviso una importante evoluzione che apre a nuove opportunità di raccolta, c’è comunque un discorso di fondo sempre attuale da affrontare, e cioè il merito in termini di efficacia e di impatto che le attività finanziate hanno rispetto agli obiettivi che si ponevano. Si tratta di un elemento di fondo che come consulenti di organizzazioni nonprofit e imprese sociali, ci poniamo e vogliamo sottoporre ad una discussione e ad una elaborazione più ampia. Il fatto non è secondario se si pensa alla necessità di reperire fondi (non solo pubblici, data la contrazione generale) e alla necessità conseguente di concentrare le risorse su ciò che effettivamente è capace di produrre cambiamenti apprezzabili, di segno positivo, sulle realtà su cui le nonprofit intervengono.

Siamo tra coloro che, pur sostenendo e promuovendo lo sviluppo del settore nonprofit, lo guardano con occhi sufficientemente neutrali per ragionare attorno anche alle inefficienze e alle situazioni di scarso impatto che talora tali attività producono. Insomma, una valutazione della bontà dei progetti in termini di efficacia (soprattutto relativamente agli outcome, ossia alla capacità di produrre effetti positivi auspicati nei beneficiari) e di impatto (in particolare nel senso di produrre nel tempo un cambiamento positivo stabile e significativo), rappresenta a nostro avviso un elemento cruciale, su cui anche chi – come le organizzazioni nonprofit – fondano il loro funzionamento, lavora costantemente sul fundraising, cercando di migliorare progressivamente in termini qualitativi e quantitativi la propria capacità di raccolta fondi.

Occorre in questo senso secondo la nostra visione, rafforzare questo legame tra attività di raccolta e misurazione dell’efficacia e dell’impatto delle attività per le quali si richiedono finanziamenti. Recentemente tale visione pare affermarsi anche nell’ambito di alcune esperienze nuove di finanziamento del sistema creditizio, si vedano ad es. i social bond emessi per Dynamo Camp. E’ un terreno ancora non sufficientemente praticato, ma che riteniamo, nel prossimo futuro interesserà più diffusamente il fundraising in generale. Per questo ci siamo mossi anche per promuovere una riflessione in tal senso che abbiamo pensato di svolgere nell’ambito del Festival d’Europa a Firenze in programma il prossimo mese di maggio. Insieme con la CCIAA di Firenze e l’Osservatorio dell’economia civile, lo Yunus Business Centre University of Florence e il laboratorio Arco, abbiamo a riguardo presentato una proposta per un seminario di studio sui temi della valutazione d’impatto e del fundraising, proposta attualmente in valutazione che ci auguriamo possa essere realizzata proprio nell’ambito dell’importante festival della primavera prossima.