Come cambiano le donazioni. E quelle della tua organizzazione?

Spesso da consulenti quando sollecitiamo all’integrazione di sistemi di donazione online, ci sentiamo dire frasi come “…ma i nostri donatori sono in prevalenza anziani, non donano online”, o se indichiamo di fornire online le informazioni del bilancio, ci sentiamo dire frasi come “…ma noi già lo facciamo, lo approviamo in Assemblea dei soci”.

Il cambiamento non è mai facile, anche se desiderabile e desiderato, implica una modifica di abitudini e talora anche di modi di pensare e agire. Tuttavia le cose cambiano anche attorno a noi, che lo vogliamo o meno. E non voler accettare che questo avvenga e che occorre leggere il cambiamento e definire una strategia di adattamento, è una strategia miope. Ciò vale anche per la raccolta fondi, dove è possibile tuttavia avere qualche interessante indicazione sui trend.

Come riporta un recente articolo apparso su Vita.it “Il comportamento dei donatori italiani, però, è in evoluzione continua. Oggi assistiamo ad un forte aumento della digitalizzazione delle relazioni che condiziona anche le modalità di donazione. In Italia quasi tre quarti della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media (Report Global Digital 2018); l’83% degli internauti è un donatore – ossia una persona che almeno una volta all’anno ha sostenuto un progetto a finalità sociale – con una donazione media annuale di circa €90 (Donare 3.0 – Doxa Duepuntozero con Rete del Dono e PayPal)”.

Prendiamo un altro segmento, sempre più interessante da sviluppare per la raccolta fondi, quello dei lasciti testamentari. “La generosità degli italiani non conosce crisi e aumentano i connazionali che scelgono di sostenere, con un lascito solidale, progetti e iniziative di organizzazioni no profit impegnate nel fornire un aiuto a chi vive in condizioni di difficoltà.” – riporta un comunicato stampa dello scorso dicembre del Comitato Testamento Solidale, una rete di grandi organizzazioni nonprofit che fondano le loro strategie di entrata sulla raccolta fondi. “Si stima – prosegue la nota – che, dal 2012 ad oggi, il valore economico dei lasciti solidali per il 33,3% delle organizzazioni no profit abbia subito un incremento fino al 10%, tra il 10% e il 20% per l’11% delle associazioni e tra il 20% e il 30% nel 5,56% dei casi.”

Ora che è più chiaro che anche la raccolta fondi evolve, ecco le 7 cose che anche la tua organizzazione dovrebbe fare fin da subito:

  1. Lavorare all’interno dell’organizzazione per sviluppare una cultura del cambiamento che generi atteggiamenti e comportamenti organizzativi (oltre che individuali) pro-attivi al cambiamento, superando le naturali resistenze al cambiamento, i comportamenti conservativi che minano la capacità dell’organizzazione di rinnovarsi
  2. Formare le persone, acquisire nuove competenze, aumentare la consapevolezza e la conoscenza organizzativa (in questo caso relativamente alla raccolta fondi) sono tutti elementi che rappresentano ancora oggi una tra le modalità più efficaci per accompagnare adeguatamente il cambiamento.
  3. Attivare percorsi di networking con altre organizzazioni. Generalmente le organizzazioni (anche nonprofit) che atthttps://www.myfundraising.it/wp-content/uploads/2020/05/Single-Post_9-Featured_img.jpg reti e rapporti di partnership sono più dinamiche, accedono con più facilità alle novità che il contesto di riferimento propone loro, sono maggiormente capaci di adeguarsi al cambiamento facendo leva su una cultura più aperta e meno conservativa
  4. Informarsi e approfondire per restare aggiornati. Avere informazioni sui trend, aiuta a riflettere rispetto ai cambiamenti di fondo che interessano la raccolta fondi. L’aggiornamento normativo, pur necessario, ad esempio in materia di agevolazioni o di privacy dei donatori, non esaurisce il debito informativo. Saper valutare i trend in atto, aiuta a definire programmi di lungo periodo più capaci di adattare l’organizzazione al cambiamento.
  5. Ricercare. Le ricerche statistiche e le indagini di terzi, quelle ad esempio sui trend generali che abbiamo riportato sopra, non possono essere estere all’universo delle organizzazioni e un trend non è una legge di natura. Per questo è indispensabile comprendere sempre di più chi sono i nostri donatori. Per questo è necessario avere un solido database donatori e acquisire attraverso indagini specifiche e mediante strumenti automatizzati, il comportamento del donatore
  6. Sperimentare soluzioni di raccolta fondi nelle aree su cui i trend dimostrano di avere le migliori performance, compatibilmente con la natura e l’operatività dell’organizzazione, ma senza escludere a priori nuove soluzioni o nuovi ambiti di azione
  7. Pianificare obiettivi di lungo periodo oltre che traguardi di breve termine, ad esempio attivando strategie pluriennali sull’area digital o sui testamenti solidali, pone l’organizzazione di fronte all’esigenza di superare una modalità emergenziale di raccolta fondi e porsi nell’ottica della sostenibilità nel tempo della propria azione.

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